Ricordo perfettamente gli odori della mia infanzia: a volte terribilmente confortevoli, altre dolorosamente tristi. Odori di un tempo che non potrà tornare, e di qualcosa che si allontana sempre di più.
Gli odori della sicurezza.
Ricordo l’odore di fiori del profumo di mia madre, Anaïs di Cacharel. Sapeva di gelsomino, di buono, di materno. Se chiudo gli occhi ricordo una madre come punto di riferimento, come amore, come presenza costante che mi proteggeva e mi confortava: il ritmo del suo respiro e la voce che rimbombava nel suo petto quando parlava.
Ricordo l’odore dei chiodi di garofano: mia madre prendeva delle arance e infilzava uno per uno i chiodi all’interno della polpa. La casa sapeva di inverno, di freddo, di bosco.
Gli odori della scoperta
Ricordo il profumo della pianta che c’era nel giardino di un signore vicino a noi: sapeva di limone e di cedro. Immergevo la mano tra le sue foglie lunghe e, portandola al naso, inspiravo quel profumo fresco e dissetante, che mi ricorda l’estate, il caldo, il sudore e la prima volta in cui pensavo di aver amato.
Gli odori della casa e dei rituali
Quando sento l’odore dell’alcol ricordo il bagno di casa mia: un pendolino al centro e le fiamme alte e odorose che si sprigionavano per diffondere calore e magia.
Ricordo l’ammorbidente che usava mia nonna, il Vernel blu. Ne metteva un poco alla volta, si sedeva davanti alla lavatrice e aspettava il momento giusto: apriva il cassettino e lo versava lentamente. Ripeteva quel gesto tre volte.
Ricordo il profumo della mia bambola preferita: la conservo ancora e quel profumo, anche se ormai lontano e sbiadito, è rimasto.
Ricordo il profumo del mare e le vacanze con i miei fratelli; il profumo che mettevo alle mie figlie da neonate, miele e fiori. Quando capita di trovarlo in qualche scaffale lo annuso, e trattenere le lacrime è impossibile.
Gli odori della vulnerabilità
Ricordo l’odore delle sigarette: un odore pungente, fastidioso e soffocante che si trovava a casa dei parenti, nubi di fumo fitto e denso che creavano una coltre nebbiosa tra il cemento.
Ricordo l’odore di mio padre, prepotente ma buono, di fresco. Ho un ricordo vivido: ero bambina e in cucina avevamo una cassapanca bianca angolare. La tavola era apparecchiata con gli avanzi della cena, la TV accesa, e io stavo per addormentarmi. Avevo la testa appoggiata al suo petto, indossava una maglietta bianca, e mi cingeva con le braccia per non farmi cadere. Una sensazione così benefica, ma lontana.
Ricordo l’odore di terra e di muffa dei boschi quando andavamo a raccogliere castagne: la paura e lo smarrimento, quella sensazione di abbandono che negli anni si è placata ma mai scomparsa.
Ricordo l’odore della macchina pulita quando si viaggiava per andare in Sicilia: le soste nelle piazzole, le canzoni e le fermate per fare benzina di notte, circondata da camion enormi, fermi e silenziosi, immersi nel buio.
Gli odori dei passaggi di vita
Ricordo l’odore delle lenzuola di quando ho fatto l’amore per la prima volta: di umido e con un sentore dolciastro.
E ricordo il profumo delle mie figlie da neonate, miele e fiori, un odore che è rimasto cucito addosso ai momenti più fragili e più pieni della mia vita.
Tutti questi odori sono fili che tirano la mia memoria in ogni direzione: indietro, avanti, dentro. Fili che intrecciano chi sono e chi sono stata.
I profumi, gli odori, sono una mappa che ci riporta indietro nel tempo; che ci fa accarezzare i giorni passati; che ci fa rivivere gli incubi che oggi possiamo affrontare; che ci fa piangere persone o momenti che non esistono più; che ci fa ridere anche quando non ne abbiamo voglia.

Rispondi