Mi piace la malinconia.
Mi piace essere cullata da quella sensazione di nodo alla gola che scende fino alla bocca dello stomaco.
Mi piace quando riesce a farmi riaffiorare ricordi e sensazioni che avevo dimenticato, e che tornano con un dolore dolce, quasi necessario.
È un abbraccio caldo, umano.
Una stringa di parole sussurrate all’orecchio, come parole d’amore.
A volte mi sento rannicchiata in un angolo, sola, al buio, con il fiato corto.
Persa.
Smarrita in un sentiero che non riconosco.
Impaurita, in lacrime, inconsolabile.
Mi sento come su un’altalena: salgo e scendo, in continuazione, senza riuscire a fermarmi.
A volte non mi capisco nemmeno io, più di quanto non mi capiscano gli altri.
Mi sento sola perché non sempre riesco a essere sincera con me stessa.
Perché non riuscirei a perdonarmi.
Perché ho paura di crollare.
Un terrore che mi paralizza.
Mi metto davanti allo specchio.
Elenco tutto quello che ho sbagliato.
Piango.
E poi mi accorgo di essere ancora in piedi.
La testa leggera, lo stomaco vuoto, ma in piedi.
Capisco che gli errori non mi hanno annientata.
Mi hanno ferita, sì.
Ma sono ancora qui.
Non sono certa del mio futuro.
O forse sì , so cosa voglio, ma non penso sarà semplice.
E mi fa paura.
Paura di guardarmi allo specchio e dover ammettere di aver fallito.
Non potrei sopportarlo.
Eppure, quanto vorrei mollare tutto.
Vorrei sparire.
Una mattina qualsiasi, preparare uno zaino e andarmene.
Porterei con me un libro di Michela Murgia,
il mio CD preferito di Ludovico Einaudi,
una coperta, il mio Ventolin, il mio lip balm.
Una penna, un quaderno,
delle caramelle, un elastico per i capelli, un deodorante.
Nient’altro.
Vorrei avere la possibilità di non avere altro.
Vivere solo di questo.
Vorrei non dover giustificare niente a nessuno.
Non dover nascondere le emozioni dietro a un sorriso.
Non dover pensare che i problemi degli altri siano più gravi dei miei.
Perché i miei non sono lamentele.
Sono paure.
Tormenti.
Incertezze che posso gestire solo se le guardo in faccia, se le lascio scorrere dentro di me.
So che sto trattenendo qualcosa di immenso, un’energia che temo e desidero.
Ho paura del momento in cui mi lascerò andare,
perché so che allora non potrò più fermarmi.
Eppure, non vedo l’ora.
Non vedo l’ora di essere travolta, scaraventata in un mare in tempesta
che, forse, si trasformerà in una nuotata nel silenzio,
accarezzata dal sole,
in compagnia di me stessa.


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